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ASTRONAVI ALIENE SU MARTE

di  Gianni Viola                   

 

1. La missione Viking

   Oltre agli avvistamenti di oggetti volanti non identificati - parte dei quali considerati ipoteticamente “navi spaziali” provenienti da Marte - esistono delle astronavi, altrettanto presunte e non meno interessanti, direttamente rilevate sul Pianeta Rosso. Si tratta di oggetti ripresi dalle telecamere delle sonde terrestri poste in orbita intorno al pianeta. Trattandosi dunque di apparecchiature radiocomandate da centrali operative poste sulla Terra, ciò pone queste registrazioni al riparo da critiche presuntuose o da interpretazioni quali possibili allucinazioni dovute al soggetto osservante.

  A questo proposito risultano abbastanza conosciute e dibattute le rilevazioni operate dalla sonda sovietica “Phobos 2”, posta in orbita attorno a Marte nel gennaio del 1989, ma non altrettanto note sono le importantissime riprese fotografiche operate dalla sonda statunitense “Viking 1”, organicamente scoperte da chi scrive tramite analisi visiva (foto 1).

  FOTO 1

    La missione esplorativa statunitense “Viking” iniziava il 20 agosto 1975 con il lancio della sonda “Viking 1”, che entrava in orbita attorno al pianeta Marte il 19 giugno 1976. Questa sonda riprendeva, nell’arco dei due anni successivi e in almeno  due occasioni, le ombre di ciò che presumibilmente potrebbero essere considerate delle astronavi non terrestri poste nel cielo di Marte. Naturalmente non ci è dato sapere se qualcuno, preposto agli organi centrali della ricerca scientifica, negli USA o altrove, abbia mai registrato, in via privata, tale scoperta; in caso affermativo è certo che essa non è mai stata resa ufficiale.

 

2. La scoperta delle astronavi marziane

 

    La scoperta di tali presunte astronavi venne ufficialmente presentata, per la prima volta, nel 1995, nell’ambito del III Simposio internazionale sugli oggetti volanti non identificati, che si tenne in quell'anno a S. Marino e dove  partecipai  con una relazione ed un filmato sul tema.

    Lo stesso anno, dopo un mio iniziale contatto, la rivista I Misteri di Roma mi richiese, nel gennaio ’96, un servizio riguardante il pianeta Marte, oltre a degli accenni riguardanti la Luna. L'articolo apparve nel n. 13 della rivista, tuttavia alcune fra le immagini spedite a corredo del servizio (e fra queste quelle riguardanti le presunte astronavi marziane)  non risultarono incluse nel testo. Fatto strano, però, una delle due immagini, verosimilmente la più dettagliata, apparve invece nel numero successivo della rivista, e nell’ambito di un servizio intitolato “Misteri Marziani”  firmato da tale Val Steiger.

    In tal modo appresi che una mia scoperta era stata utilizzata da altri (e soprattutto senza il mio dovuto consenso…), ciò che mi provocò, lo confesso, un certo risentimento, oltre a, com’è naturale immaginare, una notevole dose di commiserazione per chi si era reso autore di quell’azione di pirateria giornalistica. Cionondimeno la mia indignazione aumentò ulteriormente quando mi premurai di esaminare quella parte dell’articolo che intendeva fare da “commento” all’immagine medesima.

   

3. I dati identificativi di una immagine satellitare

 

    Ciascuna ripresa satellitare, dunque ogni scatto fotografico e ogni immagine televisiva, è sempre corredata da un codice identificativo. Tale codice contiene le informazioni relative alla missione spaziale che eseguì quella data rilevazione, all’orbita particolare in cui quella osservazione venne operata e contiene pure l’indicazione relativa alla data in cui tutto ciò venne svolto.

    In assenza di tale codice solo un esperto osservatore di immagini satellitari può, e non in tutti i casi, discernere, tramite l’analisi visiva, di fronte a quale tipo di osservazione ci si trovi.

     I dati relativi all’immagine in questione ci indicano che si tratta di una ripresa satellitare effettuata dalla sonda “Viking 1”  nel mese di dicembre del 1977 .

    Quali sono invece i “dati” presenti nel servizio firmato da Val Steiger?

    Nella didascalia relativa all’immagine in questione la fotografia viene indicata come un’ombra fotografata sempre dalla sonda russa, dunque dalla “Phobos 2”.   

    Nel corpo dell’articolo, dove sembra non vi sia alcun cenno alla fotografia in questione (parrebbe dunque che la foto vi sia stata inserita dopo il completamento del servizio),  l’unico accostamento possibile pare sia quello laddove l’autore, argomentando dell’ombra ellittica ripresa nel 1989, proprio dalla sonda sovietica “Phobos 2”, afferma: “Era certamente del tutto diversa dall’ombra proiettata da Phobos (si intende qui, una delle due lune di Marte – n.d.a.)  sul pianeta, ripresa 18 anni prima dal ‘Mariner 9’. Quest’ultima appariva come un’ellisse piuttosto tozza e dai contorni molto irregolari, corrispondenti al profilo accidentato della piccola luna”.

   Se i commenti più sopra citati sono riferibili all’ombra ripresa dalla sonda “Viking 1” (foto 1 e 2) è evidente che l’autore del pezzo sconosce completamente le informazioni in codice e oltretutto nessuna delle due missioni citate risulta essere quella esatta, proprio come quando, nel gioco delle tre carte, non si riesce mai ad individuare quella giusta.

  FOTO 2

 

4. L'analisi visiva della fotografia

 

   L’analisi visiva dell' immagine ripresa dalla sonda "Viking 1"  lascia dedurre che si tratta di un’ombra estremamente scura e del tutto differente da quelle presenti nelle zone circostanti, vale a dire, senza alcun rapporto con le ombre riferibili alle strutture morfologiche della zona interessata. La sua origine potrebbe essere dovuta ad un oggetto sospeso in aria (foto 2).

    La forma aerodinamica la inquadra in una tipologia del tutto anomala rispetto al resto del panorama marziano, soprattutto tenendo conto della natura del terreno nella specifica zona in cui quest’ombra appare presente.

    E' evidente che, nel caso in cui effettivamente fossimo in presenza di una astronave, dunque di un oggetto sospeso in aria, quest'ultima si sarebbe trovata in una posizione quasi statica e ciò è rilevabile anche dai bordi ben definiti, caratteristica tipica di  un oggetto che non è in movimento.  

FOTO 4

    Propongo a questo punto un utile confronto fra l’ombra  proiettata da Phobos, come essa appare sulla superficie di Marte, e qui ripresa dalla sonda “Viking 1” (foto 4) e in merito alla quale si può dire che si tratta di un’ombra dalla forma che ricorda vagamente quella di una “patata”, e l’immagine della presunta astronave che rappresenta l’ombra di qualcosa che non può essere confusa con l’oggetto da  cui è originata l’ombra presente nella foto medesima ( foto 4). In particolare essa non può in alcun caso essere interpretata come l’ombra del satellite Phobos. (foto 5 e 6). 

    E’ utile ora proporre un ulteriore confronto fra l’immagine in questione (foto 4) ed una seconda, sempre scoperta da chi scrive, e relativa ad un’altra ombra simile alla prima.

    Le due immagini, riprese entrambe dalla sonda Viking 1, ricadono in zone poste nell’emisfero settentrionale di Marte, e precisamente nelle regioni Utopia Planitia  (foto 1 e 2) e Arabia Terra, la seconda con cui si propone un confronto (foto 3). Quest'ultima è uno scatto fotografico operato dalla sonda Viking 1 nel mese di settembre 1978.  

FOTO 3

     A differenza dell’ ombra che appare nelle foto della regione Utopia Planitia, la foto di Arabia Terra (foto 3) potrebbe riferirsi ad un oggetto (un altro o il medesimo, giacché le due immagini sono state riprese a distanza di nove mesi l’una rispetto all’altra) in posizione dinamica, con i bordi meno definiti e uno dei due lati del tutto sfumato. E’ comunque riscontrabile, nelle due foto, che i due oggetti hanno la stessa forma.  

 

     Interrogata sulla  “vicenda Val Steiger”, la redazione che aveva ospitato l'articolo dichiarò – con un messaggio in fax indirizzato al sottoscritto – che il servizio “è stato da noi ricavato da un “lancio” internet, aggiungendo che si trattava di “cosa facilmente comprovabile”. Conseguentemente io chiesi che l'asserzione mi venisse avvalorata attraverso la specificazione del relativo sito internet URL, tramite cui mi sarebbe stato possibile controllare ogni elemento e, magari, sarei potuto risalire allo stesso autore del pezzo. Tutto ciò non fu possibile fare allora né in seguito, giacché dal 1996  a tutt’oggi tale informazione, se pure ufficialmente  annunciata,  non mi è stata mai fornita. E, colmo dei colmi, non mi è stata mai fornita la  ragione della mancata produzione di una informazione, probabilmente, mai posseduta!

    Di contro è giusto rilevare che la fotografia di Utopia Planitia (foto 1 e 2), per come essa è apparsa nell’ambito del servizio firmato da Val Steiger, contiene dei contrassegni tramite cui solo lo scrivente può legittimamente dimostrare la provenienza personale della stessa. Del resto l’errata interpretazione dell’immagine in questione è la prova che chi la utilizzò sconosceva i passaggi intercorsi fra lo scatto fotografico originario ed il prodotto finale risultato di un’elaborazione di secondo livello dell’originale.  A riprova di ciò,  lo scrivente è ovviamente nelle condizioni di fornire i dati riguardanti il percorso metodologico seguito, i dettagli riguardanti le varie  fonti istituzionali da cui l’immagine stessa proviene, nonché la definizione completa di alcuni dati qui, per ovvie ragioni di sicurezza,  intenzionalmente presentati in maniera approssimativa.

  Gianni Viola

                                                                                         

                                                                                            

Riferimenti bibliografici:

  Gianni Viola - La scoperta della Civiltà del pianeta Marte

Edizioni Centro Studi Biologia Sociale - Acireale nov. 1997

  Gianni Viola - Astronavi su Marte

Su "Notiziario UFO"(Roma) n. 13 - lug.ag. 1997

 

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