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Charles Hoy Fort

(di Giuseppe Stilo)

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Charles Hoy Fort nacque il 9 agosto 1874 ad Albany, nello stato di New York. Già all'età di diciotto anni, dopo aver scritto sul World di Brooklyn, divenne capo redattore ed editore di un piccolo quotidiano, The Indipendent, pubblicato a Queens (New York), che cessò le pubblicazioni dopo pochi numeri. Nel 1893, a diciannove anni, prese la decisione di girovagare per il mondo.

A quel tempo era già una persona dall'aspetto imponente: alto quasi m. 1,80, decisamente robusto, il suo volto fu sempre caratterizzato da un paio di baffoni che lo rendevano curiosamente somigliante a Friedrich Nietzsche e da spessi occhialini da miope.


Fu suo nonno, John Hoy, a finanziare le sue peregrinazioni attraverso Paesi di tre diversi continenti (Inghilterra, Sudafrica, Stati Uniti), protrattesi per più di due anni, fornendogli la somma mensile, considerevole per i tempi, di 25 dollari.

Nel corso di un soggiorno in Sudafrica contrasse una misteriosa malattia di tipo tropicale, probabilmente la malaria, che lo perseguiterà per il resto dei suoi giorni. Quando, agli inizi del 1896, ritornò a New York, le sue condizioni fisiche erano deplorevoli. Fu una ragazza inglese, Anna Filing, a curarlo amorevolmente, fino a diventare sua moglie il 26 ottobre 1896.
Questa donna dal carattere mite fu una delle poche presenze umane nell'esistenza misantropa di Fort e probabilmente dovette piegarsi a sopportare non poche tra le «fissazioni» del marito.

I primi anni di matrimonio non furono certo sereni. Ossessionato dall'idea di scrivere, Fort si adattò ai più svariati lavori, quali il guardiano notturno, l'impiegato in un albergo, il lavapiatti. Nelle più rigide giornate d'inverno, Fort e sua moglie dovettero bruciare i mobili più vecchi per difendersi dal freddo.

Entro il 1904 Fort aveva scritto una decina di racconti, ma solo uno di essi, The Outcast Manufacturers, fu pubblicato.
Maggior successo ebbero le brevi storie di carattere umoristico scritte poco dopo: furono esse, anzi, a far conoscere il nostro ai primi scrittori ed editori. Malgrado questi primi successi, la vita dei coniugi Fort continuava ad essere segnata dagli stenti. Nei suoi primi diari, conservati ora alla New York Public Library così Fort annotava nel dicembre 1907: «Non mi hanno pagato un racconto sin da maggio... Sono rimasti solo due dollari... Non sono in grado di scrivere. Non posso fare nulla per vivere. La mia mente è piena di immagini di me stesso che mi taglio la gola o che mi getto dalla finestra».

Le sue note in effetti, mostrano frequenti periodi di depressione e tendenze suicide, periodi che si alternavano alla frenesia di scrivere. Da tutta una serie di indicazioni sembra emergere in Fort una personalità di tipo maniaco-depressiva.

Una prima svolta nella sua esistenza si verificò intorno al 1906, quando cominciò a trascorrere il suo tempo alla New York Public Library. La sua attenzione era infatti stata attirata dalle notizie pubblicate da alcune vecchie riviste scientifiche che si occupavano di fenomeni insoliti e di difficile collocazione:
fu così che Fort iniziò ad organizzare le notizie raccolte trascrivendole su pezzi di carta marrone utilizzando un suo «codice speciale». C'era di tutto: oggetti strani visti nel cielo, creature misteriose ed ordigni visti uscire dal mare, piogge di sangue, di carne, di rane e di sassi lavorati dal cielo, scomparse misteriose di centinaia di persone, rumori insoliti dall'alto, nuvole triangolari, OOPTH (out of place things), ossia ritrovamenti di oggetti lavorati dall'uomo in miniere o strati geologici vecchi di milioni di anni.

Nel 1915 Fort decise di raccogliere tali note in un libro, che non vide mai la luce e che avrebbe dovuto intitolarsi X and Y. Esso non fu mai terminato, ma dalla sua impalcatura generale doveva nascere successivamente The book of the damned.

Uno degli eventi senza i quali le opere di Fort non avrebbero probabilmente mai visto la luce si verificò nel mese di maggio del 1916. Morendo, suo zio Frank Fort lo lasciò erede di una somma che gli consentirà di vivere tranquillo per il resto dei suoi giorni, di acquistare un piccolo appartamento nel Bronx, a New York e soprattutto di completare il testo del Book of the damned.

Il secondo fattore che giocò decisamente a favore di Fort fu l'amicizia con lo scrittore Theodor Dreiser (1871-1945), il maggior romanziere statunitense del primo quarto del nostro secolo, già allora assai noto nel suo Paese. Quando Dreiser presentò il manoscritto del Book of the damned al suo editore, Horace Liveright, questi, dopo averlo Ietto con riluttanza, rispose:

«Non posso pubblicarlo. Perderei un sacco di soldi». Dreiser ribatté quietamente: «Se non lo pubblica, perderete me».

Così, nel 1919 uscì la prima opera del nostro autore. A questo punto, malgrado le reazioni di positivo stupore suscitate nei critici statunitensi dal suo scritto, Fort cadde stranamente in un'ulteriore crisi depressiva, durante la cui fase acuta ammucchiò le sue preziose note, stimate in numero di 40.000 e vi diede fuoco, distruggendole. Deluso dalle notizie sull'andamento non esaltante delle vendite del libro, fece bagaglio e partì via mare per l'Inghilterra con sua moglie Anna.

I coniugi Fort vissero a Londra per più di otto anni. Charles trascorreva le sue giornate a consultare vecchi libri e riviste al British Museum. E fu a Londra che, nel 1923, fu pubblicata la seconda opera di Fort, New Lands. Essa tratta fondamentalmente degli skyquakes o «cielomoti», misteriose esplosioni aeree, talora accompagnate da bagliori, che Fort documentò manifestarsi da alcuni secoli in molte parti del mondo. Anche stavolta Fort attingeva notizie così insolite in larga misura (ma non esclusivamente) da riviste e bollettini scientifici, cioè dalle pagine che riteneva espressione di quell'establishment scientifico che tanto detestava. Nel titolo, con il suo stile come sempre contorto ed immaginoso, Fort supponeva che nel cielo si trovassero, appunto, delle «nuove terre» da cui ogni sorta di oggetto cadeva sulla terra. Allo stesso modo, nel riferire un lungo elenco di piogge di pesci dall'alto, Fort ipotizzava l'esistenza di un «altrove», che denominava «mare dei Super-Sargassi» da cui originassero le insolite piogge.

Chi ha avuto occasione di leggere le opere complete di Fort, non avrà potuto fare a meno di notare come il procedere involuto e per immagini quasi barocche dell'Autore renda l'impresa non facilissima anche per chi abbia una buona conoscenza della lingua inglese.
A ciò si aggiunga la totale mancanza di un qualsiasi tipo di indice analitico o anche soltanto del titolo per ognuno dei singoli capitoli (distinti solo dai numeri) e si comprenderà forse il perché della modesta fortuna commerciale delle opere di Fort.

Charles e sua moglie rientrarono a New York nel 1929, proprio in tempo per assistere al crollo della Borsa di Wall Street. Per sua fortuna, gli investimenti di Fort erano stati oculati. I due tornarono al loro appartamento nel Bronx. Sui muri dell'abitazione, scrisse poi Tiffany Thayer, una delle prime e più decise seguaci di Fort, erano visibili esemplari di ragni giganti, di farfalle e di insetti capaci di mimetizzarsi con le foglie o con i rami degli alberi. C'era anche la foto di un pezzo di grandine grosso come una palla da baseball e, sotto una teca di vetro, una sostanza che sembrava un minerale, l'asbesto, ridotto in frammenti e che era caduto dal cielo in quantità sufficiente a coprire parecchi acri.

Fu in questo appartamento che Fort scrisse i suoi due ultimi libri: il primo, intitolato Lo ! (contrazione americana di Look, «Guarda !»), pubblicato nel 1931, si occupa principalmente di segnalazioni di fenomeni aerei non identificati. Quasi anticipando di sedici anni l'esplodere del fenomeno dei «dischi volanti» e la successiva ipotesi extraterrestre, Fort scriveva: «Spesso sono stati osservati esseri od oggetti luminosi sconosciuti, talora vicino alla terra e talaltra alti nel cielo. Può darsi che alcuni fra questi oggetti siano esseri viventi che occasionalmente giungono da altrove fino alla nostra realtà, ma che altre siano luci montate su vascelli aerei di esploratori o viaggiatori provenienti da altrove».

Mentre le condizioni di salute di Fort andavano aggravandosi e la sua vista diventava sempre più debole, il 26 gennaio 1931 Tiffany Thayer fondava la «Fortean Society», con sede a New York. Richiesto ovviamente di aderirvi, Fort rifiutò, adducendo che «molto presto sarebbe andato ad unirsi ai folletti».
La stessa Thayer, nel 1941, curerà la pubblicazione, in un solo volume, delle Opere Complete di Fort.

Il «profeta dell'insolito» si spense il 3 maggio 1932 nel Royal Hospital di New York. Non aveva ancora compiuto cinquantanove anni. Due settimane dopo usciva, postuma, la sua quarta ed ultima fatica, Wild Talents, dedicata alle «personalità eccezionali», ai «talenti selvaggi», appunto.

La moglie gli sarebbe sopravvissuta per poco più di cinque anni.

(Fonte: Il Giornale dei Misteri n. 226 - Corrado Tedeschi Editore)

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