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UFO in Italia nel XV secolo ?

di Rinaldo Pan

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Sappiamo che avvistamenti di luci strane nel cielo, da parte degli uomini, se ne sono sempre avuti lungo il corso dei secoli e non sono pochi i libri e i testi antichi che riferiscono gli avvenimenti, magari trascendendo nel campo del soprannaturale se non della magia.

Qui di seguito riportiamo le cronache dell'avvistamento di tre di tali fenomeni, relative al sec. XV. Si tratta di fenomeni che presentano aspetti curiosi e interessanti e uno dei quali, quello dei «Globbi» di Bibbiena, rimasto come un autentico inesplicabile mistero. Due delle cronache sono dovute a uomini di chiesa, la terza a un noto diarista romano.
Ma andiamo agli argomenti, confortati da relativa documentazione.

«Pattuglia di stelle» a Roma

Tre stelle (e, sembra, in autentica formazione di combattimento) furono viste volare su Roma la sera del settembre 1408. Il fatto è descritto da Antonio Di Pietro, canonico beneficiato del Capitolo Vaticano, nel suo «Diario di Roma dall'anno 1404 all'anno 1417», conservato nell'Archivio Capitolare Vaticano.
Il Di Pietro - che scrisse il suo Diario in latino - non dedica un apposito capitolo all'accennato fenomeno celeste. Egli ne parla solo di passaggio, mentre narra che quella sera si stava recando a cena fra amici presso il confratello Giovanni Bolla, che viveva in un'abitazione sita al Portico del Paradiso (quello che, come noto, precedeva l'antica Basilica di San Pietro). Ecco il suo racconto, tradotto in italiano:

«Subito dopo il tramonto del sole ("hora statim post occasum solis"), essendoci avviati noi sopraddetti e cioè don Guglielmo Di Pietro, don Luca Pippi e io Antonio Di Pietro, appena giunti in Piazza San Pietro, vedemmo con altri, fra i quali Mattia Capodecarne, Agesilao Teodori, mio tabemario, Giovanni Cioneo e molti altri ancora, una bellissima stella ("pulcherrimam stellam") che, venendo dal cielo di Tarrione, si dirigeva verso Castel Sant' Angelo con altre due piccole stelle raggianti e splendenti. E rimanemmo tutti sorpresi da quello spettacolo».

Il racconto è tutto qui e, come si vede, il cronista non si diffonde in esclamazioni entusiastiche e in altri particolari e la notazione del fatto è resa più credibile appunto dalla sua scarna semplicità.
In merito alla direzione di provenienza della «stella pulcherrima» e delle due più piccole che l'accompagnavano, ricordiamo che Tarrione era la zona collinosa, con grosse cave di terra, a sud ovest della Basilica Vaticana, nei cui pressi si trova Villa Pamphili, e dove tuttora si snoda un'antica strada in salita chiamata «Via del Lago Tarrione», forse in ricordo di qualche grossa pozzanghera colà in permanenza.
In quanto al «Diario» del canonico Di Pietro, esso fu rinvenuto manoscritto nella Biblioteca Estense di Modena da L.A. Muratori, che inserì il testo nel tomo XXIV (ed, 1734) della «Rerum Italicarum Scriptores», dove può essere consultato.

Ma che cosa saranno mai state quelle tre stelle, di cui una «pulcherrima», che la sera del 16 settembre 1408 solcarono il cielo di Roma in una formazione che ci fa ricordare una pattuglia di aerei da combattimento?

I «Globbl»di Bibbiena

Il 28 giugno dell'anno 1444 apparvero sul Santuario di S. Maria del Sasso, presso Bibbiena, nel Casentino, dei globi luminosi, che lasciarono senza fiato coloro che li videro. E sembra che da essi uscissero addirittura dei giovani vestiti di bianco. Ma sentiamo cosa scrive l'autore della cronaca, un monaco benedettino di Camaldoli, a nome Don Massimo:

«Nel 1444, quando io fui a Sancta Maria... (credo russi la vigilia di San Piero)... la sera medesima el potestà di Bibbiena, che era Ilarione di Conte Compagni, tornando da cacciare, sendo presso alla detta Chiesa quasi due balestrate, sopra un poggetto, volgendosi verso la chiesa vidde lui co' compagni suoi un globbo di grossezza quanto un torchio. Subito s'inginocchiò et andò ginocchioni per insino alla chiesa con grandissima divotione. El suo notaro, che era con esso lui, credette che fusse cosa divina; andossene in sul tetto della chiesa per vedere se alcuno avessi fatto questa cosa fictamente. Come fu in sul tetto, cominciò a tremare et gridare per sì fatto modo, che se non avesse avuto aiuto, cadeva a terra da quel tetto...
La sera medesima la voce andò per tutto il castello, che i lumi erano appariti. Subitamente vennero tutti quegli di Bibbiena, quasi s'abbandonò il castello, e con gran pianto et gridando tutti : misericordia ! Tutti si rappacificarono con gran divotione et con grande riverentia...
Messer Lorenzo piovano di Bibbiena mi disse che più volte andò a dire mattutino alla sopradetta chiesa et vide questi lumi più volte di dì come di notte, ed alchuna volta vidde andare intorno alla chiesa questi lumi et lasciare un odore di tanta soavità e di tanta dolcezza che non si potrebbe dire... E fanciugli del Castello, quando andavano il sabato sera alla sopradetta chiesa, tutti, mi disse messer Lorenzo, che vedevano questi globbi...».

Più avanti il monaco benedettino torna al primo momento in cui furono visti i lumi:

«Antonfrancescho mi disse che la sera che apparve quel globbo così grande, che v'era il Potestà di Bibbiena, il quale fu Ilarione di Conte Compagni, nostro cittadino fiorentino..,esso potestà et tutti gli altri viddono venire per la via che va a Chamenza grandissima quantità di giovani tutti vestiti di bianco et viddegli andare su pel prato di Sancta Maria et entrare nella chiesa...».

Don Massimo aggiunge che il podestà e gli altri corsero anch'essi in chiesa ma non videro nessuno.
Avvertirono però un soavissimo odore. Inoltre ci fa sapere che

«...e' sopraddetti lumi et globbi stettero mesi tre et furono veduti il sabato e il lunedì».

Noi qui ci domandiamo : può essere dato credito al racconto del monaco benedettino? Fatto è che egli parla di una vicenda di cui venne a conoscenza tutta la popolazione di Bibbiena e, certamente, del Casentino. La narrazione è contenuta nel manoscritto «Dei fatti miracolasi avvenuti pressa il torrente Vessa, non lungi da Bibbiena, ecc.», inserito nel codice Moreniano-Raccolta Frullani n. 29, pagina 56, custodito nella biblioteca «Riccardiana» di Firenze.

«Tre Soli» prima del Conclave

L'ultima nostra cronaca riguarda l'avvistamento effettuato il 6 agosto 1492 (Colombo stava per scoprire l'America), alla vigilia del Conclave dal quale sarebbe uscito papa Alessandro VI. Il fatto è raccontato da Stefano Infessura, scriba del Senato del Popolo Romano, nel suo «Diario della città di Roma», che va dal 1429 al 1494. Scritto un po' in latino, un po' in italiano, anche questo «Diario» fu trovato nella Biblioteca Estense di Modena dal Muratori, che lo pubblicò nel tomo ill, p. la, della «Rerum Italicarum Scriptores».

«Il giorno 6 del mese di agosto tutti i Cardinali entrarono nel Conclave che si teneva nella Cappella del palazzo Apo stolico ed erano il Vicecancelliere, il Napoletano, quello di S. Pietro in Vincoli, il Senese, il Portoghese, il Sabelli, dei Conti, Colonna, Orsini, Ascanio, di S. Maria in Portico, di S. Angelo, di S. Clemente, di Recanati, e quelli di S. Anastasìa, di Benevento, di Firenze, di San Severino, il Patriarca di Venezia, il Cardinale di Parma, di Genova e di S. Gregorio...
Nello stesso giorno apparve un segno nell'ora terza: infatti furono visti in cielo a oriente tre grandi, bianchissimi e lucenti Soli e furono visti da molti di diversa condizione, che erano venuti per vederli. E i Cardinali che stavano entrando nel Conclave si fermarono sulla scalinata di Santo Pietro. E il fatto fu affermato da Antonio, Vescovo di Agri, e da Mariano Boccaccio e da molti altri ancora che videro il fatto e asserirono di averlo visto davvero, come lo videro i Cardinali che salivano su alla predetta Chiesa. Questo grandissimo segno avvenuto in cielo si temette che fosse per caso pronostico di qualche grande sventura».

E' noto che l' Infessura era una malalingua e un maldicente a oltranza e chi sa che il suo commento finale non volesse alludere all'elezione, poi avvenuta, appunto di papa Alessandro VI Borgia. Ma, pronostico a parte, rimane il fatto strano e misterioso di quei tre Soli a oriente nell'ora terza, e cioè in pieno pomeriggio.
Un fenomeno dovuto a rifrazione di raggi solari nel cielo?
Un abbaglio collettivo?

(Fonte : Il Giornale dei Misteri n. 116)

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